Andorra una vittoria vissuta…

Andorra ultra Trail

Calendario gare 2013 come sempre Francesca cerca le gare che più la stuzzicano e poi io cercò di farle combaciare con i programmi. Andorra era entrata nei pensieri abbastanza in fretta ma c’era anche il mondiale e la chiamata in nazionale era per me indiscutibile quindi? Quindi niente, se si vogliono sia i mondiali che Andorra si faranno entrambi.
I mondiali saltano poi ritornano in un carosello incomprensibile e di difficile gestione per un atleta ma alla fine sono confermati e la chiamata in nazionale anche (come preventivato!).
Purtroppo arriva anche la sfiga che porta una infiammazione alla bandeletta che si “risolve” con un periodo di stop e un bendaggio ad hoc e così via al raduno premondiale. Corsa su asfalto, pista, velocità e risultato finale contrattura allo ipsoas. Inizia il balletto degli specialisti e a Reggio Emilia il prof. XX conferma causa e effetto ma ci da l’ok per correre. Si cerca la soluzione e Francesca mi chiede di contattare Christian Angster che era stato magico al TOR. Detto fatto e ci ritroviamo a Casale nello studio FKT nelle sue mani a solo qualche giorno dalla partenza per Andorra. Manipolazione, dolore ma nuova magia e si parte.
Carles team “Barmasse” (come l’aveva definito Fra al TOR) è il nostro punto fermo ad Andorra. Arrivati sul posto si fa in quattro. Arriva in albergo, la piantina e il rodbook della gara li conosce a memoria per cui riesco ad avere ogni informazione utile per l’assistenza.
Mi chiede come sta Francesca e un pronostico, “sono fiducioso, se non succede niente può vincere” Francesca mi guarda male e si affretta a far presente che “questo lo dice lui, viste le mie condizioni di allenamento e acciacchi la vedo dura”. Ritiro pettorale, inizia il pregara. Come sempre mi guardo intorno per capire l’atmosfera e vedo che la gente riconosce Francesca e approfittando di chiedere informazioni a me sul TOR si avvicinano e chiedono le foto con lei. Un piacevole momento atteso da tempo per me che conferma chi è diventata (almeno all’estero)… Imbarazzante per lei che continua a non capire come facciano a sapere chi è e perché vogliano farsi fotografare insieme… Beata ingenuità…
La sera si prepara il necessario per la gara e per i ristori (zaino, vestiti, glucosio, the, acqua, barrette, gel, buondì, yogurt) la gara sarà lunga a sentire Carles MOLTO lunga!!
Tutti schierati, le VIP (Nerea vincitrice lo scorso anno, Emily vincitrice della diagonale alla Rèunion, Olga data tra le grandi favorite ecc) in prima fila e Francesca, un po’ defilata sulla destra in terza fila esattamente come alla LUT.
Qui ci si gioca tanto e allora per l’occasione con un pochino di scaramanzia tutto stile LUT 2012. Io stessi vestiti, stesso marsupio d assistenza, stessa concentrazione. Francesca guarda dritto avanti non si distrae con niente, ok mi basta, ho capito!! Non si dice ma siamo qui per vincere e cazzo vinceremo!!!
Via, partiti. Tutti a bomba, come sempre. Non capirò mai il perché ma che si parte per 10/100/300 km sempre via a tutta. Salto in macchina, cartina, tomtom, planning di Carles (che per messaggio mi aggiorna in continuo) e senza problemi sono al primo ristoro.
18esimo km tempo previsto dei primi 1h20‘ ma non si vede arrivare nessuno. Trovo Ian e scambio 2 battute con il team di giapponesi che seguono colui che sarà secondo alla fine. Dopo circa 2h05 passano i primi uomini e si capisce dai tempi che non è una gara come altre. Francesca arriva alle 9:34. È quarta a 8′ da Emily e 3′ da Nerea.  Tranquilla, si ristora veloce e via.
Al momento ancora nessun pensiero particolare nella mia testa, solo arrivare veloce al prossimo punto.
29esimo – Tutto si ripete ogni volta. Parcheggio, studio il ristoro, da dove arrivano, dove vanno, trovo il punto migliore dove mettermi senza avere troppa gente tra le scatole, ok bene, no! Cambio, mi sposto di 2metri, allineo la roba, preparo le borracce, guardo passare i primi uomini e le vado incontro fino a che incrocio la prima donna. Stop! Cronometro… Inizio a contare i minuti, 8’/10’/12’finché arriva, il distacco è aumentato un po’ da Emily. È con Roberto,  2 parole arrivando al ristoro “le discese sono ripidissime, più di così non era il caso, ti spacchi il muso…”  “tutto ok tranquilla, fai il tuo passo e non mollare… Mangia!!” Ristoro e riparte terza.
32esimo io non ci arrivo ma l’Aggiornamento da Carles via sms dice che “recupera 2′ ad Emily e è passata davanti a Nerea”.
37esimo – stazione di una funivia – il ristoro è in cima quindi ripartiranno in discesa ma arrivano da una lunga salita sulle piste. Vado ad aspettarla, guardo la salita e i pensieri iniziano a farsi largo. Le mando un messaggio “vai così! Sta salita te la mangi!!!”. Trovo uno di salomon che mi chiede con chi sono, gli spiego e si stupisce quando gli racconto della doppietta UTMB/TOR dell’anno scorso. Intanto passa Emily, non mi entusiasma, è pesante, sono certo che Francesca ha recuperato. La vedo arrivare ma il tipo di prima mi dice “impossible c’est pas elle c’est un homme…”  No! È lei, sale bene, scollina e rilancia correndo, fantastica, emozionante vederla così. Ristoro, pipi, mangia, beve e giù in discesa sulla strada asfaltata. Salto in macchina e l’aspetto dove riparte la salita “ok così! Tieni sto passo e la prendi non va avanti al tuo confronto…”. Guido con la testa sul sentiero, sento ogni suo passo, ogni respiro, siamo in perfetta sintonia come diceva “il cubo” insieme siete una macchina da guerra
50esimo – Tutto da copione l’aspetto 500m prima del ristoro, passa Emily, controllo il cronometro, prendo il taccuino e lei arriva. Raggiunta!! Mi si stampa in faccia un sorriso poco professionale ma molto eloquente. Corriamo insieme fino al ristoro. Emily fa tutto velocissima e riparte. Francesca ha capito, è tranquilla, si siede, mangia con calma, parliamo intanto che si allunga un po’.  Riparte. Io mi rilasso su una panca, mi godo il momento e la scia di gloria che ha lasciato dietro di se. Aspetto Nerea, ora bisogna capire il vantaggio e come sta. Arriva a 11′ è tesa, mangia di fretta in piedi e schizza via. Sono sempre più tranquillo, leggero… L’accompagnatore di Emily mi dice che la gara sarà tra loro due, io confermo a voce e penso che non ci sarà gara, sorrido e parto.
65esimo – Come ci siamo detti qui comincia la gara. Purtroppo un nuovo cambio di percorso toglie una parte tecnica e inserisce alcuni km scorrevoli non proprio favorevoli al problema di Francesca. Arriva per prima con 3′ di vantaggio. Ancora un ristoro insieme, più lungo, qui si mangia riso e si beve brodo, ma stavolta è Francesca a partire davanti e uscendo incrociamo Nerea che arriva, recuperati 2′. Carles è qui e ci ricorda che adesso la salita sarà un vero muro. Bene è pronta. Corro con lei fino al sentiero, la guardo andare e le urlo a tutta voce “VAI SEI SOLA ADESSO, VAI NON CE NÈ PIÙ PER NESSUNO!!!”
85esimo – mi addentro nel bosco seguendo il sentiero, vedo l’ultima parte della salita e vedo arrancare gli uomini intorno alla decima posizione. Francesca arriva, è carichissima “cazzo era un muro ripidissimo ma stavo bene sono salita come un treno!!” . Ancora pipì, poi si cambia, maglia più pesante e asciutta (anche se bisogna discutere per fargliela mettere..), buff, frontale in testa e frontale di ricambio nello zaino con la giacca a portata di mano. Riparte per la notte. Io aspetto. La tensione adesso prende posto nei pensieri, questo punto è cruciale. 5’/10’/15’/20′ poi a 23′ arriva Emily, a 25′ Nerea, a 29′ Xari e la quarta Olga è ad oltre 1h . La sua gara è iniziata. Il mio sogno anche…
Ora non la vedrò più per almeno 8h fino al 129esimo. Due ristori intermedi in montagna non raggiungibili e tutta una notte da far passare. La cosa non mi piace per niente, visto il percorso sono preoccupato. Approfitto del consiglio di Carles e la raggiungo dove finisce la strada, l’accompagno un pezzo cercando di tenerla tranquilla ma soprattutto di tranquillizzarmi… Arriviamo insieme fino ad un punto di controllo e poi a malincuore la lascio andare, difficile vederla allontanarsi nel buio, sola, non posso far altro che ammirare la sua forza. Torno indietro schizzo in albergo (più o meno visto che ci ho messo 2h a ritrovarlo!!) accendo il PC e aspetto di “vederla” transitare al 103esimo , sono le 2 e15 del mattino, le mando un messaggio voglio che senta che sono li con lei che non è sola. Passa anche Emily il distacco è aumentato a 34′, ora dovrebbe arrivare Nerea ma niente, passa 1h, potrei dormire un po’ ma è impossibile. Esco salgo in macchina e la chiamo… Era meglio che evitavo è incazzata nera, a pezzi, a freddo, c’è neve, acqua e ogni tentativo di dirle qualcosa si trasforma in imprecazioni… Ok la lascio “tranquilla”
129esimo – ore 6 del mattino. Ho cercato di riposare un po’ in macchina ma niente. Decido di preparare il ristoro e vado a cercare una pasticceria, dopo una notte così i croissant freschi saranno apprezzati di sicuro. Sistemo tutto e le parto incontro. Risalgo una pista di sci, arrivo su un colle passando in una trincea di neve e scambio 2 parole con i volontari in servizio che mi indicano da dove arrivano. Guardo su, cazzo, neve e terreno gelato, corde e qualche traccia di sentiero meglio che salgo ancora un po’. La vedo arrivare, vorrei farle una foto ma cade, una gran botta su un sasso (fortuna si teneva alla corda) scatto su la aiuto a rialzarsi e riprendiamo la discesa insieme. Mi racconta del calvario passato, è congelata e stanca, convinta a tratti di non essere andata avanti e quindi che sarà ripresa a breve e poi che invece nessuna potrà aver fatto tanto meglio di lei…  La lascio parlare, ne ha bisogno sono 10h che è in giro da sola, poi la tranquillizzo su quello che può aver fatto, prendo un tazzone di caffè le do i croissant e piano si riprende. Cambiamo vestiti e materiale nello zaino, tutto più leggero, ora fa caldo e mancano ancora 40 km. Riparte tra gli applausi dei volontari che la guardano ammirati, mi sento orgoglioso di essere una pedina di tutto questo. “VAIIIIIIII !!!!!” Emily arriva con 52′ di ritardo e riparte con 1h!!! La terza ora è Olga a 1h24‘. Stavolta nell’inferno notturno ha fatto il vuoto dietro di lei. Grande!!
140esimo – arriva da una lunga discesa oltre 1000m in un pratone, il freddo della notte ha colpito, fatica a mangiare e ha un po’ di problemi di stomaco. Si ferma un momento in più del normale per andare in bagno e riparte camminando, la incito a non mollare, a riprendere a correre, ma fa fatica. Emily arriva sempre ad 1h. Gioco sporco e le scrivo “arrivata Emily il distacco è uguale ma corre bene…” Le altre sono ormai lontane oltre l’ora e mezza e scopro che Nerea si è ritirata nella notte.
147esimo – qui non dovevo esserci ma sono riuscito a farmi passare su una strada chiusa, ero curioso di vederla. Sbuca correndo, mi chiede subito delle altre, si siede, mangia e riparte ancora di corsa. Il messaggio ha riacceso la fiamma. Il sentiero è parallelo alla strada per un bel pezzo e posso guardarla… Il momento buio è passato, corre leggera e sembra partita da 1/2h. Mando un messaggio a Simona prima che mi stressi troppo “Tutto bene. Adesso a meno che non trova un cecchino che le spara non la fermano più! Non vince DOMINA”
156esimo – ultimo strappo. Un cartello indica 650d+ poi una lunga discesa e l’agognato arrivo. Le ricordo che un dislivello così equivale alla salita al Bertone per cui può andare in relax (scopriremo poi a sue spese che Andorra non è relax fino a che non togli il pettorale!!).
162esimo – ultimo ristoro. Francesca entra in modalità gita e si ferma a mangiare anguria seduta chiacchierando con i volontari che le gridano “campiona!!” (Questa parte l’ho saputa dopo…)
In questo tratto Emily si arrende e scivola terza a quasi 3h mentre Olga risale al secondo posto ma comunque a 2h15
Inizia la disceso a finale e per non farci mancare niente voilà una bella storta alla caviglia!! Mi chiama per dirmi che scende camminando, ok aspetto. La vedo non mi sembra così dolorante e provo a farla ripartire per non perdere troppe posizione assolute. Discutiamo un po’ poi lascio stare, non è il caso, ha fatto una prova straordinaria diamogli il giusto peso.
Arriviamo sulla strada che porta all’arrivo, Carles ci aspetta, facciamo l’ultimo tratto insieme e poi la lasciamo andare a tagliare quello che è un traguardo meritato di una gara che tutti definiscono la più dura del mondo ultratrail e che oggi ha una nuova regina Francesca!!!
Per la cronaca i km erano 178 con 12100d+ seconda arriverà Olga Mankò a 2h01‘ terza Emily Lecomte a 3h14‘ e quarta Xari Adrian Caro a 6h
Ancora un’impresa che sembrava impossibile fino alla settimana prima, ancora una volta ha dimostrato di essere un gradino sopra tutte. Che dire GRAZIE per avermi fatto vivere questo momento.
Grazie a Montura e Vibram per il sostegno, a Christian e a Carles per averci permesso di esserci e di vincere…

ff

Andorra – Ronda des Cimes

ANDORRA: L’ULTRA VERTICAL

 

Ho scelto Andorra sulla carta, a sensazione. Così a occhio mi pareva un inferno, e tutto sommato visto cheho questa particolarità che nell’inferno dò il meglio, ho deciso di lanciarmi.

Tutto però comincia a farsi terribilmente reale al ritiro pettorali: come ormai spesso succede, salta sempre fuori qualcuno che io non ho mai la minima idea di chi sia, che vuole fare una foto insieme.

Ora, io sono andata alla gara perché era deciso, ma non si può dire che mi sentissi a posto, diciamo che confidavo nelle mani magiche di Christian Angster che mi aveva già salvata al TOR e che speravo si fosse ripetuto per Andorra.

Seduta sul muretto, quindi, tenevo gli occhi bassi per ridurre il rischio di entusiasmi facili da parte di chiunque, ma la strategia è fallita e nel giro di pochi minuti avevo fatto già almeno 5 foto.

Questa cosa è bella, chiariamo, solo che quando non sono convinta di poter fare le cose come si deve mi sento a disagio. Renato invece osservava la scena soddisfatto. Punti di vista.

Comunque, sintetizzando, la strategia di base era una sola: fare del mio meglio, niente pasticci, affidandomi all’occhio obiettivo di Renato. Se mi dirà “bevi”, berrò. Se mi dirà “mangia”, mangerò. Se riterrà opportuno un ennesimo ritiro farò anche questo. Ma non dovrà succedere. Questo no. Non questa volta.

I ristori saranno gestiti il più possibile da Renato, che per l’occasione potrà contare anche sul prezioso aiuto diCarles Rossel, Team del Barmasse!!! Carles è stato fantastico, è venuto in albergo per spiegare bene la situazione, agevolando al massimo l’assistenza che avrei ricevuto. Ha tentato anche di spiegare il percorso, ma con me è tempo perso…

Così, al mattino alle 7 meno 5 non sono neanche nella griglia di partenza, eravamo un po’ in ritardo…

Partono.

Tutti evidentemente hanno sbagliato gara: no, forse hosbagliato io, siamo in mezza maratona cazzo.

E vadano pure che cavolo, se parto così pure io mi ammazzo.

In mio soccorso arriva Roberto Beretta, il Team delBarmasse è ricompattato, mi sembra un sogno: lui chiacchiera allegramente e mi fa compagnia, poi nelle prime discese mi metto sui suoi passi sicuri e vengo giù senza danni.

Quando, dopo circa 3 ore mi segnala che non abbiamo trovato ancora il primo punto acqua obietto che il primo ristoro è al 30°, sono sicura. E invece ecco apparire assiepata un po’ di gente, ecco il punto acqua: ecco, non ne abbiamo fatti nemmeno 20!!! Oltre 3 ore per circa 18 km. Uno sballo.

Comunque, a questo punto gravito sulla 4° posizione, e ciò che è straordinario è che non m’importa. Sto iniziando a entrare in regime, non ho male in nessun posto, WOW, e i miei pensieri sono tranquilli.

Così, al ristoro successivo, Nerea esce dall’area quando entro io, siamo credo al 30°. Sono terza ancora per qualche minuto, poi vado. È ora.

Nella salita, decisamente verticale ma dolcissima paragonata al seguito, non vedo più nessuno sotto di me, sono riuscita a disfarmi anche degli uomini che erano vicino a Nerea. Significa che va bene, posso andare avanti così.

Poi arriva un tratto sulla neve, poi un pistone da sci con salita più o meno corribile ma che gestisco. In cima c’è il ristoro, Renato mi dice che ho recuperato su Emilie che è a 6 minuti. Mangio, bevo, pipì, riparto.

Altra salita. Arriva l’elicottero delle riprese, alzo la testa e appare Emilie. In cima a questo dannato muro l’avrò raggiunta. Durante la discesa verso il ristoro la lascio andare, va bene così, ho capito.

Renato mi aspetta con i viveri, mi siedo, lei no. Mangio con calma, bevo con calma, la lascio ripartire. Poi vado.

Poi passo.

Adesso rimane solo da vedere che succede.

E succede un’altra di quelle magie che non capirò mai, quelle cose fantastiche che ogni tanto fa il corpo: così, intorno al 60° km, dove Renato ha sempre detto che sarebbe cominciata la gara, inizio a sentirmi come appena alzata dal divano, corro dappertutto. Ho pensato che potesse essere rischioso, ma ho deciso di correre il rischio perché era il momento buono per riuscire a fare un po’ il vuoto.

Ha funzionato, e da lì in poi nessuna ha più recuperato niente.

Questa, in sintesi, la gara dal punto di vista della competizione.

Il percorso invece, un inferno.

Fortunatamente il balisage era davvero impeccabile, ma un terreno così, giuro, non l’ho mai pestato in vita mia. Dove non c’erano paludi c’era neve, dove non c’era neve c’erano le zolle scivolose e infide, se non eri su un muroverticale eri su una discesa con pari caratteristiche. Punti di transizione pochissimi, e quando c’erano non erano manco quelli dei sentieri ma dei traversi creativi in mezzo alla steppa.

Mai vista, ripeto, una roba del genere.

La notte, freddissima, tutta con i piedi a mollo. L’alba nella neve in mezzo al vento. Colazione con le brioches al Pas della Casa, in fondo all’ultimo nevaio che avrei dovuto percorrere in discesa, poi si riparte per gli ultimi 35 km credo, con 800 gradi all’ombra. Nella steppa. Non ne posso più.

Questa faccenda inizia a stufarmi, e credo che sia umano data la configurazione tipica che stavo imparando a riconoscere. A un traverso del cazzo impossibile da percorrere, seguiva sempre un dannato muro, di neve, pietre, erba o qualunque materiale, in cui la velocità di avanzamento non superava i 3 all’ora essendo ottimisti. Roba da andar fuori di testa.

E poi c’era il problema di Renato. Funziona così, io mi faccio un’idea a caso dell’orario in cui mi aspetto di vederlo, oppure vado in base alla configurazione del terreno. In un centro abitato ci DEVE essere. Se non c’èsignifica una cosa sola, e cioè tipicamente, che ho percorso la metà della strada stimata.

Alla fine questo fatto mi era sempre più intollerabile, così quando poi finalmente appariva, finiva che invece che provare sollievo gli scaricavo addosso tonnellate di frustrazione e la situazione diventava delirante. Fortunatamente è molto paziente….Poi bisogna ammettere che aveva 2 compiti complicati: gestire la mia gara sul posto, e tenere i contatti con Simona a casa.

Simona ha preso a cuore la faccenda, ha minacciato d’inviargli un mesaggio ogni mezz’ora se non avesse fatto bene il suo dovere d’informatore.

Insomma, riuscire a gestire 2 come noi richiede doti non comuni, e Renato ha decisamente superato la prova. Simona è d’accordo. È andato bene.

Ora dopo ora, sintetizzando, arrivo agli agognati ultimi 15 km, che per me, per come avevo codificato io le cose, dovevano essere 10, ma amen, facciamone 15.

Mi dicono “vai campiona, c’è solo una salita che per te è facilissima, 650 metriD+”.

Renato stima che è come il Bertone. Ora, cani e porci vanno al Bertone, dov’è il problema?

Il problema è sempre il solito. Muro di 150 metri. Discesa facilissima (x un’unica volta) e corribilissimasolo che non se ne può più, e…..traverso di merda con muro finale. Lì, giuro, credo di avere assunto il passo di uno sull’everest senza bombole. E non è che avessi il fiatone. Né ero morta di fatica. Semplicemente, NON ANDAVO AVANTI. Arrivata in cima, con tutti questi che non finivano più di dirmi “campiona” di qua e “campiona” di là, ho fatto che sedermi nella tenda a mangiare anguria. Con la conseguenza che alzarmi dalla brandina è stato un’impresa e muovere le gambe impossibile.

Ero diventata un palanchino e dovevo farmi il discesone ripido, 2 nevai e il traverso con le zolle. STORTA. Fanculo.

Da lì in poi ho percorso un tratto come se fossi in gita con l’asilo, per poi dovermi rimettere in assetto di guerra per l’ultima ripidissima discesa.

Discussione con Renato che non condivideva la modalità“gita dell’infanzia”, ma ormai era fatta. Ormai ero arrivata.

Chissenefrega se mi hanno passata 3 uomini sul finale, chissenefrega di tutto.

Questa, come ho letto in seguito, viene definita la gara più dura del mondo, e l’ho vinta io.

Può bastare. Va bene.

 

Monte Soglio – l’altra faccia della medaglia

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MONTE SOGLIO. L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Innanzitutto, grazie.

Grazie agli organizzatori di questa gara per avermi invitata nonostante il mio stato di forma pressochè inesistente. E grazie, sempre a loro, soprattutto per il dispiegamento di forze che hanno saputo mettere in campo in condizioni problematiche.

A ogni guado, su ogni cresta, in ogni bivio possibile, ho trovato qualcuno pronto ad aiutare. Questo fa sentire protetti, al sicuro, ed è una cosa fondamentale.

Ora posso parlare della gara. Continua a leggere

Les aventuries du Bout du Drome

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LES AVENTURIERS DU BOUT DE LA DROME

Anche quest’anno non potevo mancare il mio consueto appuntamento con il feroce terreno della Drome, Francia.

Semplicemente per due motivi. Primo, non c’è nessun’altra gara dove mi senta più accolta,  secondo, dopo un mese di stop forzato a causa della bandeletta mi mancano i km nei prosciutti.

E poi il Team di questa missione è davvero incredibile: Continua a leggere

100miles Istria

Istria logo Istria dogana con Alen Istria panda Istria partenza Istria 2 Istria 4

ISTRIA il racconto a due voci:

Renato – La gara inizia molto prima quando, dopo l’iscrizione Francesca mi chiama e mi dice “Guarda che sembra non sarà un trail normale ma un orienteering…”. Conoscendo lei, che si perde anche quando tutto è tracciato, mi prende male. Chiamo Alen (Paliska l’organizzatore) e gli faccio presente che non ho intenzione di portare né Francesca né Bruno (Brunod che doveva far parte della squadra ma che per motivi di lavoro ha dovuto rinunciare)a fare una gara del genere. Tempo zero vengo rassicurato “Sarà tutto tracciato!!”. Bene si parte, raccomando a Francesca di portare tutto quanto può servire (anche quello che ritiene superfluo come sempre) tanto avremo tempo una volta arrivati a Koromacno per preparare zaino e materiale vario…

Francesca – Chi mi conosce appena un minimo non troverà per nulla strano che io possa arrivare alla dogana senza documenti. La mia avversione per ogni sorta di convenzione è nota a tutti.

Il problema però è che quando ti spari un milione di km di macchina per sparartene 160 di corsa, forse conviene mettere da parte le idiosincrasie e presentarsi con quanto richiesto.

In verità comunque, non è stata proprio una presa di posizione, che ne sapevo io che Istria fosse in Croazia? E, peggio, che ne sapevo io che la Croazia non fosse in Europa?

Dettagli.

Così, i poliziotti irremovibili ci hanno respinti.

R – Oggi si parla di dettagli ma sul momento mi sentivo dire “ma cosa gliene frega a questo di farci passare!! Andiamo solo a fare una gara!!” e allora via a cercare di spiegare che stanno facendo il loro lavoro e che forse in difetto siamo noi. Comunque chiamiamo Alen (diventerà un must), che ormai penso quando vede il mio numero sul cellulare gli prende male e, gentile come sempre, salta in macchina, ci raggiunge e cerca, inutilmente, di intercedere a nostro favore.

F – Si torna a Trieste per vedere se si trova una soluzione in extremis. La soluzione è una nuova carta, riassumendo, richiedono il nullaosta al mio comune, ci spediscono a fare le foto e poi procedono persino rapidamente, bisogna riconoscerlo.

Però nel frattempo, è tutto surreale.

Il tempo passa, ormai è venerdì mattina, prima dell’una non lasceremo l’Italia.

Io mi trascino in giro come un automa, sono già stanca per lo stress e ogni attimo che passa mi rende più consapevole che non mi sarà possibile dormire un po’ prima della gara. Partenza ore 21.

Drammatico.

Quando arriviamo nel luogo della partenza, che manco mi ricordo come si chiama, la Panda stracarica di valige dovrebbe diventare il mio piccolo fantastico nido per recuperare le forze.

R – Si riparte da Trieste che è tardissimo e decido che non vale la pena di scendere a Koromacno dove abbiamo l’albergo ma si va direttamente in partenza a Umag così potremmo riposare qualche ora in più. Arrivati cerco la partenza, ci sarà un tendone dove potersi sdraiare e dormire… NO, non c’è niente, nemmeno la partenza! Lascio Francesca sulla Panda e giro ovunque ma niente. Chiamo Alen per capire e arriva la conferma “la partenza è lì e noi arriviamo per le 19 a montare il tutto”. Perfetto si dorme sulla Panda, cioè si dovrebbe dormire sulla Panda. Io sistemo il materiale che potrà servire, zaino, scarpe, cibo, bevande il tutto in una confusione generale tra valige e cartine.

F – Io ODIO la panda, non riesco nemmeno ad allungare le gambe. Odio tutto, non riesco non dico a dormire , che è chiedere troppo, ma neanche a rilassarmi. Il tempo poi non passa mai. Quanto vorrei iniziare a partire, che cavolo, almeno mi porterei avanti.

Arrivata l’ora di cena mi sembra almeno di fare finalmente qualcosa di utile, solo che nel ristorante c’è il caminetto acceso e allora questo complica di molto le cose: chi diavolo ha voglia di uscire da qui per spararsi i dannati 160? Non io.

La cameriera è molto gentile e io la invidio un sacco. Penso a quanto vorrei scambiarmi con lei e restare a servire ai tavoli mentre lei o chiunque altro prende il mio posto alla gara.

R – Non proprio incoraggiante sentire i discorsi di Francesca a tavola.

F – Decisamente non ci siamo. R – Decisamente non ci siamo.

R – Arriva Alen che ci porta il pettorale, ultime raccomandazioni “vai piano, fatti la tua gara e lasciali andare, sei qui per stare sulle gambe e provare e attenta alle balise!!”

F – Ok, ore 21, si va.

R – Ok si va. Adesso iniziano i miei problemi. Il navigatore non funziona per cui cartina alla mano cerco di trovare i ristori dove abbiamo previsto la nostra assistenza. Sarà una lunga notte…

F – Mi perdo dopo un paio di km, prima ancora di aver lasciato la città. Lo sapevo. Una bici ci scorta un pezzo, mi rilasso un minimo.

Ero partita con il fermo proposito di non superare i 10 km/h, e temo di averlo ampiamente disatteso, però mi sento fantasticamente, almeno fino al primo ristoro. Lì scopro da Renato che Enrico Viola è stato rispedito indietro per effettuare le auto-punzonature mancanti. Inizia il panico. Io dichiaro subito che se rispediscono anche me mi ritiro.

R – Primo ristoro, almeno la cartina dice che dovrebbe essere a Buje 27°km, ma non c’è niente, né balise né ristoro. Giro un po’ e scopro che… semplice devono ancora montarlo e le balise c’è chi passa a metterle prima che arrivino i concorrenti. Vado incontro a Francesca, vedo passare i primi (tra cui Enrico). Lei arriva, corre bene è sesta a 10’ dal primo anche se, come sempre “va tutto storto , la gara fa schifo, non se ne può già più ecc.” Corriamo insieme verso il ristoro e incrociamo Enrico che torna indietro, non ci voleva, inizia l’ansia da CPoint!!

F – La corsa prosegue, entro il secondo ristoro mi sono già persa altre 2 volte, una perché non ho visto un bivio, la seconda perché sono finita in una palude.

Ho io la soluzione: basta non bere e non mangiare, così almeno sono sicura che non distolgo gli occhi dal balisage, che non essendo rifrangente si vede a fatica.

Al ristoro Renato capisce che non ho mangiato niente e la cosa non gli piace affatto. Ok, diamo un morso allo strudel.

15 metri dopo averlo lasciato prendo una storta, urlo, nessuno mi sente. Andiamo avanti.

R – Secondo ristoro, Groznjan 35°km. Parlo un po’ con Alen che mi conferma che Francesca è passata sempre 5° o 6° al CP precedente. Bene. Mi preparo e come al solito parto di corsa per andarle incontro. Passano i primi, 1-2-3-…-6-7-.. squilla il telefono “Dove c…. sono finita? Non trovo più niente. Mi saranno passati avanti tutti. Sono in una palude…” Ok cerchiamo di ragionare e con calma ritrova il sentiero giusto, riprendiamo insieme la strada per il ristoro ma “Basta. Sono stanca. Non ne posso più continuo a perdermi” Ristoro. È 10° e non ha mangiato quasi niente, rallentiamo il ritmo dei rifornimenti, proviamo lo strudel ma ormai fatica ad andare giù. Si riparte “Cerca di prendere qualche gel. Devi!” Manca un po’ di lucidità ma so che la sua forza farà la differenza e potrà superare questo momento difficile.

Terzo ristoro, Oprtalji 45°km. Arriva meglio, ha preso i gel e ha bevuto. È di nuovo 6° si ristora rapida e riparte. Bene siamo sempre in corsa. Io salto in macchina e lei fa 100m, prende una storta, urla ma io sono già via non sento niente…

In questo tratto inizio ad andare meglio, riesco a calarmi una barretta e mezzo gel, arrivo al ristoro lievemente più contenta.

Qui proviamo con un panino, lo yogurt, pausa pipi, ma soprattutto mi rilassa vedere le luci, almeno stavolta siamo al coperto, c’è una panca, insomma, meglio.

R – Buzet 63°km. Un ristoro al coperto, passano i primi. Mi perdo andando incontro a Francesca (è veramente difficile trovare le balise di notte) e quando la trovo non capisco quanti siano passati, al ristoro scopro che è di nuovo almeno 10° ormai la gara si fa in base a quanto si perde. Mangia bene si rilassa e riparte lasciando gli avversari sul posto. Esce dal ristoro che è 6° e via per quello che sarà il suo tratto, inizia la salita finalmente, la guardo correre e mi dico “ci siamo sarà podio assoluto!”

F – Renato mi avvisa che avrò 1000 metri di salita. Ok, penso, qui farò la differenza. Corro ovunque, sempre, supero e poi non sento più nessuno vicino, wow, vado così bene che arrivata in cima riesco persino a trovare il dannato aggeggio per la punzonatura. E poi giù a manetta seguendo il balisage rosso e bianco, quello che leggendo il road book, si dovrebbe trovare dove è impossibile mettere quelli appesi. Perfetto mi dico, meno male che ho letto, qui c’è solo erba, sono tranquilla e fiera di aver letto le istruzioni per l’unica volta in vita mia. Solo che quando arrivo nel bosco, il balisage solito appeso continua a mancare. Cazzo.

Devo telefonare. Non prende. Quando finalmente prende riesco solo a urlare, non capisco più niente.

Ma poi, magia, ecco di nuovo il balisage, ecco un concorrente.

Peccato che quel posto mi pare di averlo già visto.

Splendido, sono tornata ai piedi della seconda salita, 35 altri minuti per tornar su. È troppo.

Renato si fa trovare con una macchina fotografica, continuo a urlare. Tutta questa situazione sta superando le mie capacità di sopportazione, non ce la faccio più. Intanto, forse secondario alla storta, inizia a farsi sentire un agghiacciante male al ginocchio, sull’esterno, mai avuto. WOW. Sempre meglio.

R – Trstenik circa l’80°km, inizia il giorno e arriva il primo. Mentre corro aspetto di vederla sbucare in ogni istante. Sicuramente la salita e la luce l’avranno aiutata, sarà almeno 5°. Finisco un tratto pianeggiante e vedo passare i primi 5, ok ora arriva. Inizia una salita, passa il 6°, il 7° niente. Arriva la telefonata “sto scendendo da 1/2h dove cavolo sono?” urla, non ragiona più, è fuori strada ancora una volta. Cerchiamo dei punti di riferimento per capire come posso indicarle la direzione. “Ho trovato le balise, mer.. sono quelle di prima! Sono tornata all’inizio della salita!!”.  Poi il telefono non prende più. Vado avanti e vedo arrivare un concorrente, è Enrico! Gli chiedo dove ha superato Francesca ma lui non l’ha proprio vista. Ca…!!! Il telefono riprende “Vedo 2 che corrono davanti a me, sono in cima alla salita…”. La vedo arrivare in lontananza, la tensione cala, mi metto a ridere e gli scatto una foto. È la fine, esplode, mi ci vuole fine al ristoro (1h1/2) per calmarla. Si siede prova a mangiare qualcosa ma non ci riesce, freddo, il ginocchio fa male. Demoralizzata riparte…

Lascio il ristoro più che scoraggiata.

Arrivo in cima alla salita con lo stomaco attorcigliato dai crampi, mai avuti manco questi. Chiamo Renato ma poi il telefono non ne vuole più sapere. BASTA.

Nel trascinarmi fino al punto in cui staccherò il pettorale mi sdraio in continuazione dove mi sembra più caldo, dove vedo un raggio di sole. Un’agonia indescrivibile.

A Korita finalmente è finita. Stacco il pettorale dopo 100 km, e mi sdraio davanti alla stufa.

R – Poklon circa 105°km. Si riparte al contrario, c’è il sole, spero sia riuscita a recuperare. Mi chiama “è finita! Basta. Sono sdraiata sul sentiero, vomito, sono a pezzi” Cerco di darle forza di farla arrivare fino a Korita dove c’è il ristoro “Hai tempo per recuperare, la seconda donna è a più di 3h…”. Intanto vedo sfilare tutti i primi tra cui Enrico. Il telefono di Francesca non va più, mi chiama con quello di un volontario del soccorso, è arrivata a Korita 90°km, 10km in circa 3h. consegna il pettorale la 100miglia finisce qui…

Peccato, Enrico chiude al secondo posto, i miei complimenti a lui e un po’ di rammarico per veder sfumare un podio quasi certo.

Voglio ringraziare tutti i volontari di Korita che sono stati più che gentili con me, Renato per la pazienza, Alen (race director) che mi ha invitata alla sua gara e si è prodigato in ogni maniera. Avrei voluto riuscire a fare andare le cose diversamente ma non è stato possibile. A una settimana di distanza, con il male al ginocchio esattamente immutato malgrado il riposo, sono certa di aver preso la decisione giusta anche se dolorosa e difficile.

R – Koromacno arrivo. Passiamo a salutare Alen e lo ringraziamo per la disponibilità. I miei complimenti a Francesca per la costanza, per non aver mollato fino all’ultimo e per essere stata capace di prendere una decisione difficile come quella del ritiro. Rimane la più forte e avrà modo di rifarsi. Ora pensiamo al recupero…

Ho però già scritto ad Alen, l’anno prossimo farò le cose come si deve, l’anno prossimo renderò onore a una gara che a parte i miei errori era molto bella e soprattutto a un TEAM di organizzatori capace di fare un enorme sforzo malgrado la carenza di mezzi.

Mirmande

MIRMANDE 2013

Questa gara, diciamolo subito, mi ha devastata. Ero partita abbastanza contenta, sulla carta, perché conservavo un ricordo piuttosto bello dell’anno scorso.

In breve, posso dire che mi era piaciuto tutto. L’orario di partenza, il percorso, il clima, la gente, insomma, un sogno.

Quest’anno invece, pur con tutti i fattori sopra citati assolutamente immutati (orario di partenza, percorso, clima, gente) la situazione è stata completamente diversa.

Il mio problema, semplificando, è stato che come spesso accade nelle gare in cui percorso lungo e percorso corto partono assieme, mi sono fatta portar via a un ritmo forsennato.

Il risultato di questo errore, che è stato unicamente imputabile a me, è stato che per circa 30 km ho praticamente volato, al prezzo però di terminare benzina, energia e buon umore in una maniera così drammatica che non riuscivo a crederci.

In pratica, ho CAMMINATO negli ultimi tipo 3 km su salite che normalmente definisco falsipiani, ma fosse solo questo sarei anche contenta.

No, il punto è che le gambe praticamente erano di marmo, non si piegavano, non giravano, non si sollevavano, non facevano niente.

Una cosa così, giuro, non mi era mai successa.

Dopo i 330 km del TOR stavo alla grande. Dopo 30 qui ero un cadavere.

Deve esserci qualche problema.

Ciò che ho patito sopra ogni altra cosa è stata appunto l’agonia di non riuscire più a muovermi, una sensazione ancora diversa dalla crisi organica, una cosa orribile.

Ho vinto questa gara, è vero, e ovviamente ne sono contenta, però il senso d’incompiuto è decisamente predominante. Ho detto molte volte che per me l’importante non è necessariamente vincere, è fare del mio meglio.

Qui non ci sono riuscita.

Ho fatto un casino fotonico.

Il motivo per cui questo è successo è che non ho avuto fiducia in me stessa. Errori così idioti sono sempre sintomo chiaro e netto di mancanza di fiducia.

Cercherò di trarre insegnamento.

Voglio solo ringraziare Jack che mi ha invitata a questa sua gara ed è stato come al solito molto gentile, mi piace sempre un sacco l’atmosfera che si crea nelle gare in Francia, fortunatamente in casi come questo aiuta ad attutire il senso di delusione che diversamente mi avrebbe letteralmente divorata.

Ok, faremo meglio il prossimo giro.

Snow Dream Team 2013

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Oggi è stato il mio ultimo giorno sulla neve. Durante l’inverno ho interpretato il manto bianco con diversi attrezzi: gli sci da fondo con Fabio, quelli con pelliccia prevalentemente da sola, e infine lo snowboard.

Snowboard con, in ordine di età, Mattia, Sofia, Nicolò e la new entry Ginevra.

All’inizio della stagione, dicembre, abbiamo cominciato la nostra avventura e a causa loro, o grazie a loro a seconda di come si vogliono vedere le cose, ho dovuto addomesticare l’idea che la neve fresca non solo era una presenza inevitabile, ma bisognava pure averci a che fare da vicino. Loro amano la Powder, io ho sempre odiato la Powder.

Per andare d’accordo, loro hanno fatto del loro meglio per pennellare i muri come piacciono a me, io mi sono infilata nei dannati boschi sperando ogni volta di uscirne indenne.

Abbiamo incominciato a divertirci e… Continua a leggere