Mirmande

MIRMANDE 2013

Questa gara, diciamolo subito, mi ha devastata. Ero partita abbastanza contenta, sulla carta, perché conservavo un ricordo piuttosto bello dell’anno scorso.

In breve, posso dire che mi era piaciuto tutto. L’orario di partenza, il percorso, il clima, la gente, insomma, un sogno.

Quest’anno invece, pur con tutti i fattori sopra citati assolutamente immutati (orario di partenza, percorso, clima, gente) la situazione è stata completamente diversa.

Il mio problema, semplificando, è stato che come spesso accade nelle gare in cui percorso lungo e percorso corto partono assieme, mi sono fatta portar via a un ritmo forsennato.

Il risultato di questo errore, che è stato unicamente imputabile a me, è stato che per circa 30 km ho praticamente volato, al prezzo però di terminare benzina, energia e buon umore in una maniera così drammatica che non riuscivo a crederci.

In pratica, ho CAMMINATO negli ultimi tipo 3 km su salite che normalmente definisco falsipiani, ma fosse solo questo sarei anche contenta.

No, il punto è che le gambe praticamente erano di marmo, non si piegavano, non giravano, non si sollevavano, non facevano niente.

Una cosa così, giuro, non mi era mai successa.

Dopo i 330 km del TOR stavo alla grande. Dopo 30 qui ero un cadavere.

Deve esserci qualche problema.

Ciò che ho patito sopra ogni altra cosa è stata appunto l’agonia di non riuscire più a muovermi, una sensazione ancora diversa dalla crisi organica, una cosa orribile.

Ho vinto questa gara, è vero, e ovviamente ne sono contenta, però il senso d’incompiuto è decisamente predominante. Ho detto molte volte che per me l’importante non è necessariamente vincere, è fare del mio meglio.

Qui non ci sono riuscita.

Ho fatto un casino fotonico.

Il motivo per cui questo è successo è che non ho avuto fiducia in me stessa. Errori così idioti sono sempre sintomo chiaro e netto di mancanza di fiducia.

Cercherò di trarre insegnamento.

Voglio solo ringraziare Jack che mi ha invitata a questa sua gara ed è stato come al solito molto gentile, mi piace sempre un sacco l’atmosfera che si crea nelle gare in Francia, fortunatamente in casi come questo aiuta ad attutire il senso di delusione che diversamente mi avrebbe letteralmente divorata.

Ok, faremo meglio il prossimo giro.

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