Trail Vulcain 50miglia

I VULCAIN

3 marzo 2013, si parte. In verità avevo già fatto un timido tentativo di gara il 17 febbraio, ma è stata un tale incubo che non ho nemmeno trovato la forza per raccontarla, e posso assicurare, non è una grossa perdita.

Il concetto principale in quell’occasione è stato semplicemente lottare contro il ritiro e devo dire che considero l’esserci riuscita un grande trionfo. 31 km con la neve fino alle anche. Non esiste.

Si riprova con i Vulcain, stavolta si fa sul serio, stavolta i km sono 80 e il posto normalmente non ha mai visto la neve.

Per inciso, io ODIO le gare sulla neve e infatti…

Partiamo, io e Luana, il solito impeccabile “dream team”, già pervase da un lieve senso di apprensione, derivato dall’aver letto notizie e visto foto che mostravano in modo inequivocabile la presenza di NEVE anche in questa gara. Ma suvvia, non si raggiungono quote elevate, non può essere così drammatico.

Il ritiro pettorali volge alla catastrofe. Ci comunicano che non solo c’è neve, non solo è tanta, ma è OVUNQUE. Ce n’è lungo TUTTO il tracciato. Voglio morire.

Alle 5 del mattino siamo appena salite in macchina, la gara parte alle 5.15: il “dream Team” non si smentisce. Il vantaggio di questa impeccabile strategia è che arriviamo in partenza giusto in tempo per partire e così nessuno parla di me, nessuno parla con me, nessuno mi chiede niente. Intanto, io voglio sempre morire.

Sparano e via, tutti lanciati verso l’inferno di neve. Giuro, non ci potevo credere, dopo tipo 2 km iniziano tracce su neve morbida che non porta, una fatica improponibile.

Visto che la gara è tutta così fino al 65° km, inutile dilungarsi, giusto qualche highlights.

Al puy de Dome, 31° km, la salita mi permette di stimare la mia posizione assoluta e il vantaggio sulla seconda, è già qualcosa. Ma mi fa anche rendere conto che visto che da lì dovrò anche scendere, forse potrei ammazzarmi.

In pratica la neve è diventata lucidissima, direi più ghiaccio.

Credo che morirò qui, almeno mi leverò il problema dei restanti km. Infatti durante la discesa cado più volte, in un’occasione approfitto anche delle braccia di un tizio che si offre di prendermi.

Come al solito, ogni gara per me diventa significativa solo se oltre alla prestazione si aggiunge, in qualche modo, il fattore umano.

Così, quando ripasso al ristoro del 48° dopo un tratto con la neve alle anche e la voglia di spaccare tutto per la frustrazione, essere accolta come una regina mi riempie di felicità. I volontari sanno il mio nome, mi aiutano, mi sorridono. Queste sono cose per cui sento che è valsa la pena di arrivare fin lì.

Poi trovo un tipo che mi conosce, mi fa delle domande, scambiamo 2 chiacchiere, anche lui tornerà al Tor.

Nel frattempo il tracciato diventa comune anche con quelli del Marathon e così, in preda al terrore di avere toppato la strada, chiedo a una ragazza se sono giusta. E cavolo, pure questa mi conosce, mi ha vista all’UTMB dove era spettatrice. Mi sembra impossibile che tutto questo succeda a me.

Andiamo avanti.

In una salita di quelle che piacciono a me, incontro un altro che vuole un autografo, dice che io sono la regina del TDG. Io gli dico che non c’è bisogno di nessun autografo, che ci vedremo all’arrivo per fare 2 chiacchiere, lo ringrazio per le sue parole, lo incoraggio. Quando trovo questi personaggi mi piacerebbe ricambiare l’energia che riescono a trasmettermi, anche se credo di non riuscirci, non so mai bene cosa dire. Purtroppo non l’ho più incontrato.

All’arrivo sono stati tutti super gentili, sembrava di essere tra amici e invece non conoscevo nessuno. Per le condizioni psicologiche in cui mi trovavo per conto mio, questo calore e questa accoglienza mi hanno veramente fatto piacere.

Poi, per completare la festa, Luana finalmente ha smesso di perdere tempo in tutti i modi che conosce ed ha completato il podio di questa gara durissima fisicamente. Sono contenta di questo perché da lei ho imparato a non mollare e spero di poter ricambiare inserendo nel suo cervello il divieto alla dispersione di tempo in cazzate superflue.

Abbiamo concluso la giornata mangiando al cinese, di quelli a buffet come piacciono a noi. Quindi che dire?

A PERFECT DAY….

PS. Vorrei ringraziare per questa gara, le 2 aziende che hanno scelto di accompagnarmi durante questa nuova stagione di avventure, e lo faccio sentitamente perché mi sono accorta, proprio a causa delle condizioni difficilissime, che i materiali contano.

Possono fare la differenza.

Ringrazio Montura perché ho tenuto la giacca dall’inizio alla fine senza congelare a -10 né fare poi la sauna nel pomeriggio.

E ringrazio Vibram perchè le loro suole sotto le mie Saucony mi hanno permesso di portare a casa tutti i pezzi attaccati, oltre alla vittoria.

Ciao!

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2 thoughts on “Trail Vulcain 50miglia

  1. Roberto aprile 6, 2013 / 8:00 am

    Due gare: una vittoria e un secondo posto (se ho capito bene): stai diventando, o meglio, sei gia’ la Schumacher della corsa: ma molto, molto, molto piu’ simpatica.

  2. carmela aprile 6, 2013 / 7:37 pm

    E sei una grande anche per come racconti le tue avventure.

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