Templiers…

Un’esperienza inedita…

Ci sono gare cariche di emozioni, altre sature di sudore o di crisi varie, alcune altre riescono a concentrare negli stessi chilometri un numero impressionante di errori e pasticci. Durante questa stagione posso dire di avere sperimentato un po’ tutto, eppure questi TEMPLIERS mi hanno messa di fronte a una situazione del tutto inedita.
J’en avais “ras le bol”. Dal francese, il vaso era pieno, traboccava, sarebbe bastata una goccia, ne sono arrivate 100 miliardi. Il vaso è traboccato.
Ad essere sincera qualche avvisaglia l’avevo avuta, il corpo aveva tentato di mandarmi qualche timido segnale tipo non riuscire a finire un giro con Luana e Claudia senza vedere le madonne. Avvertivo che il livello di energia era davvero ai minimi storici, ma ho provato a ignorare questo fatto.
E così eccomi a Millau, dove già al ritiro pettorali avrei voluto morire. L’UNO mi hanno dato questi! Mi sono sentita molto in difficoltà, per loro ero la favorita, una testa di serie sia sull’Endurance trail che sui Templiers. Lì avevo l’11, Maud Gobert tipo il 5, Lizzy il 10 e poi c’ero io. Non ero preparata a questi “onori”, o meglio, non mi sentivo in grado di soddisfare le aspettative. Avrei pagato per riavere un po’ della forma che avevo sull’UTMB, ne sarebbe bastata il 50%.
E invece no. Invece il corpo non ne poteva più.
Venerdi ore 3.45 arriviamo in partenza, si parte alle 4. Non fa una piega. Salto dentro le transenne e ne trovo subito uno pronto con il microfono, chiedono a Renato se sono io l’Italiana, se possono intervistarmi. E vai! Ci mancava. Comunque gli dico che farò il possibile e che l’idea è fare le due gare, immagino che pensino di chiamare la neuro. Forse visto com’è andata l’hanno chiamata….
La gara inizia su ritmi insostenibili, ovvio, tolte alcune brevi salite è praticamente una 100 su strada, che come mi ha insegnato Roberta Orsenigo è di fatto una gara veloce. Tengo comunque il ritmo, faccio il possibile, ma avverto sempre più chiaramente che il corpo non ne può più, e la testa meno ancora. E piove, diluvia. Un incubo.
Al primo ristoro non trovo Renato e così non carico niente, solo che prima del prossimo dovrò fare 22 km. Impeccabile. Il motivo per cui non ci siamo trovati è che lui era venuto sul sentiero ad aspettarmi e io sono arrivata al ristoro da un sentiero sbagliato. Sempre meglio. Poi la gara va avanti e riesco inspiegabilmente a riguadagnare la prima posizione, e a mantenerla perché sui saliscendi il cuore mi permette ancora alla grande di respingere gli attacchi, di mettere della distanza. Sui piani mantengo il ritmo ma col passare dei chilometri sento che lo faccio ad un prezzo troppo alto, quasi insostenibile: le gambe girano anche leggere, ma manca la forza, la benzina, non saprei. Così a 500 metri dal ristoro del 43° mi supera Veronique Chastel che ha vinto tra l’altro la 666 Occitane, solo che la scambio per una che so non essere fortissima e così piombo nel delirio. Inizio a chiedermi com’è possibile che questa oggi vada così, e come si spiega che io sto dando il massimo e mi sembra di essere almeno ai 12 sui piani e non basta. Renato non riesce a farmi ragionare, uno perché non c’è tempo, due perché le mie convinzioni sono dure a morire. Lui ci ha provato a dirmi che stavo andando alla grande, non gli ho creduto.
Lascio il ristoro e mi perdo subito. Poi riguadagno il sentiero, faccio la salita e arrivata in cima torno giù dalla stessa parte. Non saprei come possa essere successo, ero insieme ad altri 2. Il tempo passa, gli altri anche. Quando ritroviamo la via ci hanno superati un mucchio di persone, tra cui una donna. Provo ancora a spingere, continuo a lottare, tanto quella non è un problema, la riprendo. Prima però prendo una storta. Sono congelata.
Chiamo Renato al telefono. E’ ora. Getto la spugna.
Non è stata una decisione facile ma so che è stata quella giusta. Non ne potevo più né di correre in sé, né di lottare, né di tutta la situazione. Pioggia, ristori al freddo, nessun piacere in nessun momento. Le mani sono come cotechini, la faccia è verde. Il corpo ha detto STOP e per una volta non l’ho contraddetto.
Durante la discesa che mi separava da Renato, Nicola e la macchina Vibram decido di camminare, spostandomi per far passare tutti. E così a un certo punto è passato uno che si è girato improvvisamente e mi ha chiesto se ero io quella che aveva vinto il Tor des Géants. Sono io. Ha voluto fare una foto con me così, abbracciati, sotto la pioggia e nel mezzo della sua gara.
Una piccola cosa magica.
Dopo aver terminato la discesa, finalmente salgo sulla macchina, Nicola ha lavorato un po’ sulle mie mani per vedere se si poteva evitare che esplodessero, Renato ha ritirato il “ristoro”. Non è mai un gran momento, è solo la seconda volta in vita mia che mi succede ma spero di limitare il più possibile il ripetersi della cosa.
Il debriefing con Renato porta alla decisione di non partire sulla seconda gara, non avrebbe senso rischiare di allungare drasticamente i tempi di recupero avendo già avuto prova che è lontano dall’essere terminato. La course des Templiers l’ho vissuta come assistente ai ristori, un’esperienza inedita e a suo modo emozionante. Ho visto le facce un po’ di tutti, ho visto su di esse i segni della fatica e il sollievo nell’incrociare per un istante degli occhi amici. Ho avuto per un attimo questo momento al passaggio di Lizzy sul ponte, intenso. Tifavo per lei e so che lo sapeva. Quando ci siamo riviste alla fine di tutto, prima di ripartire, mi ha chiesto cosa mi fosse successo, abbiamo chiacchierato per un po’. Lei aveva Spartathlon nelle gambe e io avevo il Tor, tutte e 2 stanche e tutte e 2 con le mani come cotechini. Lei ripartirà per il Nepal, io cercherò di riposare.
Finisce così questa stagione immensa e non ho rimpianti su questa gara.
Nevica.
E’ il momento delle castagne sul divano.
Ciao, e grazie per avermi tenuto compagnia in questi mesi ed avere seguito le mie avventure.

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2 thoughts on “Templiers…

  1. Marta ottobre 31, 2012 / 1:28 pm

    Francesca grazie di tutto. Seguirti leggerti vederti pensarti mi ha dato la carica durante le mie corse. Buon inverno e buoni sogni di nuova stagione. SI AVVERERANNO!

  2. Augusto Mia Battaglia novembre 1, 2012 / 8:33 am

    Bel racconto Francesca, seguendo le tue imprese quest’anno mi domandavo se fossi veramente umana. Lo sei, ed è bello scoprirlo: perchè così sei ancora più forte !

    Buon recupero !
    Mia

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