UTMB… la gara

UTMB…

STOP hai letto la premessa sul post precedente? Si? Ok allora prosegui…

UN’OPPORTUNITA’…

E finalmente eccomi sotto l’arco di partenza. Troppa gente, troppe top runners. Non è che mi senta tanto a mio agio e spero solo che ci buttino fuori al più presto.
Si va.

Come previsto partono a fuoco e io entro il 3° km ho già perso il bottiglino con il succo di mirtillo. Raccoglierlo mi fa perdere diverse posizioni, per non parlare del correre poi tenendolo in mano. Vedo un mucchio di ragazze davanti a me, si fa un po’ il gatto e il topo ma il topo sono sempre io.
LES HOUCHES 1: arriviamo al ristoro, non si ferma nessuno. C’è una scala da cui inizia la salita, qualcuno dice che sono passate le prime 7 donne. Non ci siamo. Però la salita mi aiuta, comincia finalmente la mia gara. Supero.
Riconosco Fernanda Maciel, Nerea Martinez, quella che poi scoprirò essere Emma Roca, Corinne Favre, un’altra mai vista. Perdo il conto in realtà, perché inizio a sentirmi bene e allora non me ne curo più, penso che adesso mi posso mettere tranquilla e andare.
ST GERVAIS: entro nel paese con lo speaker che dice “voilà la deuxième femme!!!”. Pelle d’oca. Sono io. Wow. Facciamo il ristoro velocissimi, Renato riempie il cammello e io prendo 2 gel. Riparto per il pezzo di saliscendi. Lo temevo quel pezzo, invece mi piace da pazzi. Non forzo mai però supero un mucchio di uomini, incoraggiante.
CONTAMINES 1: Altro ristoro rapido, via per il pezzo che conosco fino a La Balme. Da lì sarà l’ignoto. Arrivo nella salita romana coi pietroni. Nella Ricognizione con Renato è stata una lamentela continua (mia) questo pezzo, invece stavolta volo. Supero Marco Zarantonello che nota la mia facilità, supero anche molti altri. Vado sempre meglio. Arrivata all’ignoto inizia la neve, e la nebbia, e le pietre scivolose, ma tutto sommato mi accorgo che mi sto proprio godendo la situazione, sto alla grande, mi diverto. Questa sarà l’unica frazione in cui io e Lizzy abbiamo lo stesso tempo di percorrenza.
CONTAMINES 2: Inizio ad avere voglia di mangiare qualcosa, ma arrivata al ristoro mi concentro sul ricordarmi di chiedere un telefono, infatti ho perso il mio. Luca mi butta il suo nella tasca del cammello, quindi il telefono obbligatorio è di nuovo presente ma resta inaccessibile. Riparto da Contamines senza aver mangiato nulla e con il chiodo fisso di non poter avvertire Renato che ne ho bisogno. Affronto la tratta coi soliti 2 gel, risultato: crisi prima di Bellevue. Cazzo. A Bellevue comunque c’è un mini ristoro, trovo Daniele Fornoni, in crisi come me, e una barretta che mi permetterà di fare la discesa e rientrare a Les Houches. La discesa è solo fango, on glisse…
LES HOUCHES 2: stessa solita storia…ristoro rapido, niente da mangiare, 2 gel presi. Tanto secondo i miei calcoli impeccabili devo fare 20 km circa per Argentières e cosa saranno mai…2 ore e 30 e sono là…
Trovo la macchina di Rai 3 che mi segue, sembra anche simpatico. Solo che Emma Roca è a 5 minuti. In pratica attaccata al mio zaino. Non ci siamo. Cerco di cambiare ritmo, ci riesco, però è dispendioso. Giù il primo gel.
Ancora avanti, si sente il parterre dell’arrivo, sono sopra Chamonix, una di quelle situazioni che odio più o meno quanto il grasso del prosciutto. Giù il secondo gel, tanto mancheranno 8 km ad Argentieres se da là a Chamonix ne mancano 8. E invece no.
Ci fanno salire, poi scendere, poi salire, poi scendere, poi c’è un mini ristoro che ignoro perché sempre secondo i miei precisi calcoli ormai sono lì. Ed ecco una salita bella simpatica, lunga, diritta e inattesa. Il cervello mi esplode, il corpo si ribella. I gel sono finiti, l’acqua quasi. Cazzo. E chissà dov’è Emma.
C’è un ponte di legno, cado ogni volta sui ponti di legno, ma stavolta non mi farò fregare. Mi attacco al corrimano e così invece che cadere come al solito più o meno in assetto, cado di fianco e salto pure fuori dal ponte. Un male da piangere. Piango. Poi vado avanti, voglio solo sapere dove cazzo è sto ristoro. Inizio veramente ad essere insofferente. Appare un cartello. Argentières 35 minuti. E vai, penso 15 minuti e sono lì, in fondo li calcolano sugli escursionisti questi tempi.
E invece no, poco più avanti trovo il medesimo cartello ma con una bella fettuccina che sbarra l’accesso. Dobbiamo andare a Trelechamp noi, se no era troppo facile e divertente. Vorrei morire.
L’apoteosi la raggiungo quando finalmente si scende, capisco che il ristoro è a pochi minuti e però sento una voce femminile alle spalle. Processo rapidamente l’informazione, pervenendo a concludere che 1: non ho superato manco una donna della ccc (perché da qui in poi il percorso sarà comune alle due gare) 2: ho sentito le solite campane poco dopo il mio attraversamento della strada. Deve essere Emma.
Renato: appare Renato molto concitato. Mi dice che non c’è tempo per il ristoro, Emma mi sta prendendo. Mi dà un bottiglino e un gel. Mi viene da piangere. Sogno il dannato ristoro da oltre 3 ore e 30 credo, e adesso lo attraverso e basta e ho questa alle costole. E sono a pezzi, ho malissimo a un ginocchio e nessuna energia. Renato mi dice di non farmi prendere. Io penso che avrei firmato per un podio e che il 3 posto sarebbe sempre podio.
IL DECLICK: in pochi metri, immersa in uno stress acuto allo stato puro, riesco inaspettatamente a ragionare. Così mi rendo conto che questa gara è stata una grandissima opportunità che il destino ha messo sulla mia strada. Hanno cambiato il percorso, rendendolo di fatto molto più scorrevole e questo sulla carta di certo non mi favoriva. Sono partita temendo il peggio, convinta che le americane, abituate a tracciati più veloci mi avrebbero mangiata, e probabilmente non solo loro. E invece sono qui, con solo Liz davanti e tutte le altre dietro. Sento di avere il dovere con me stessa di non perdere questa opportunità. La mia storia la scrivo io, e non cederò senza prima aver lottato. Se mi prenderà lo accetterò, ma dovrò almeno aver lottato.
Si cambia marcia. Mobilito ogni risorsa residua, aggredisco ogni discesa perché capisco che sono gli unici punti in cui non sono io a dover spingere e quindi, limitandomi a frenare il meno possibile, mi faccio portare. Nei piani serve tutta la mi volontà, ogni energia, ogni pensiero positivo. Ho messo in campo tutto in quegli ultimi 8 km e finalmente vedo Renato che mi aspetta all’ingresso di Chamonix. Mi sembra commosso, mi dice “questa è la tua olimpiade”. Io gli chiedo di guardare dietro, deve cercare Emma. Niente Emma. Forse è fatta.
Chamonix. Percorro la via principale ancora un po’ preoccupata che possa arrivare, ma no, non arriverà.
In questo tratto, 8 km senza niente nello stomaco, ho corso 5 minuti più veloce di Lizzy.
Ho scritto la mia storia.
Taglio il traguardo con Matteo e Tobia e la musica di Vangelis è per noi.
E ADESSO? Adesso mi trovo in cima al mondo, è così che chiamano questa gara. SOMMET MONDIAL DE LA COURSE EN MONTAGNE. Hanno cambiato il tracciato, è vero, non abbiamo fatto il giro del Monte Bianco. Ma io ho fatto il giro di me stessa per arrivare qui. Ho affrontato ogni dubbio, ogni paura, ho scandagliato tutto il ventaglio delle emozioni, ho preso coscienza delle mie possibilità e dei miei limiti. E’ qualcosa di grande.
Hanno cambiato il percorso ma non il parterre di top runners. C’erano tutte, sono partite tutte.
Hanno cambiato il percorso e mi hanno offerto un’opportunità ancora più importante per esprimere me stessa, portandomi ad affrontare l’ignoto uscendone bene.
All’inizio di questa stagione ho percepito che questa gara era un po’ il sogno di tutti, è la gara iconica. E quando abbiamo iniziato a pensarci, io e Renato, ho deciso che avrei fatto il possibile per far vivere il sogno a tutti quelli che credevano in me.
La cosa che volevo sopra ogni altra era poter regalare un podio a tutti loro.
Ho letto l’orgoglio negli occhi di Renato all’arrivo, alla premiazione, durante la conferenza stampa e durante tutte le interviste. Interviste in italiano, in francese, in inglese. Tutti vogliono sempre sapere qual’è il “segreto”.
Nessun segreto, l’ho già detto molte volte e molte lo ripeterò ancora.
Il segreto siamo noi. Il nostro team di 2 persone che ci credono.
Un podio per Matteo e Tobia e per i miei genitori.
Un podio per Renato.
Un podio per tutti quelli che magari qualche volta si sono arresi e che magari in futuro non si arrenderanno più.
Grazie.

Annunci

One thought on “UTMB… la gara

  1. N settembre 26, 2012 / 12:27 pm

    Commovente… sei unica Fra!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...