Trail Faverges-Icebreaker

               FAVERGES ICEBREAKER e GLI INDIZI RIVELATORI
Sabato 9 giugno, il mitico team composto da me e luana parte all’assalto del trail Faverges alle 4.30 del mattino. E, come spesso accade, toppiamo la strada nonostante il navigatore. Ma noi siamo così, ed è il motivo per cui ci troviamo bene e ci divertiamo insieme in ogni caso. All’arrivo al parcheggio, Luana si dà un’occhiata in giro e non vedendo nessuno con i bastoni viene assalita dal sospetto che siano vietati: ritiro pettorali e conferma dell’INDIZIO. Luana odia le gare senza bastoni, spero che non faccia troppa fatica, ma confido molto più di lei nelle sue capacità. Andrà bene.
Come tipicamente accade nel nostro team, vedi Gran Paradiso, non riusciamo in alcun modo a gestire l’ingresso nel recinto di partenza e infatti pur spintonando a destra e a manca guadagniamo circa la 7 fila ad essere ottimisti, e allora lei per compensare inizia a contare le donne che le sembra di vedere davanti a noi. C’è anche uno vestito da pecora.
Danno la partenza, saltano tutti fuori a 800 all’ora e già la cosa mi piace come il 2 di picche. E poi c’è veramente TROPPA gente, siamo circa in 400 e mi mandano in ansia tutti questi. Il problema è che appena il sentiero si restringe superare è difficilissimo, troppo oneroso energeticamente, ma seguire la truppa è anche peggio perché non riesco a fare il mio ritmo. Inoltre c’è una davanti a me, ma non so se fa la staffetta o cosa, e non so nemmeno se è l’unica, in quel casino della partenza potrebbero esserne passate pure 27 per quanto ne so io.
A un incrocio con una strada, diciamo dopo circa 30 minuti di gara però, vedo uno con la telecamera che comincia a correre per seguirmi e superarmi: forse sono io la prima se fa così. In mancanza di dati certi inizio a pensare che è bene raccogliere INDIZI.
La gara prosegue, sempre più o meno in fila, non proprio in coda perché comunque vanno, però non mi sento libera come piace a me, ma è lo scotto da pagare se mi metto su lunghezze più corte. In proporzione c’è più gente ammucchiata, almeno fino a metà, e io faccio più fatica a fare il mio passo. Il bello comunque è che in discesa non mi staccano più, in salita ne passo qualcuno e via, si va avanti e sto anche bene.
L’idea di base qui era misurarmi a distanza con la coppia Lafaye-Gobert, staffettiste, ma non se ne sa mai nulla. Allora cerco solo di andare comunque il più possibile, solo che quando incontriamo quelli della 28, che camminano TUTTI in una salita che mi non sembra così agghiacciante, mi assale la pigrizia e mi accorgo che tendo a camminare pure io anche quando potrei correre benissimo.
Questo non me lo aspettavo: per rimediare mi faccio violenza e dico “ok, conta fino a 30 camminando e poi fino a 50 correndo”: un po’ una cazzata, ma meglio che niente. Però nel frattempo raccolgo un altro INDIZIO: non mi ha più presa nessuno dei miei, e io invece ne sto prendendo diversi. La pigrizia deve avere assalito pure loro e il mio sistema dei 30/50 risulta meglio che niente.
Un altro problema si presenta all’attacco della discesa perché questi della 28 creano di nuovo un tappo, ma superare per me è fuori discussione. Non vanno pianissimo comunque, e allora sposo l’idea di rilassarmi un po’ e recuperare davvero. Ultima salita dopo il bivio che mi toglie di mezzo quelli della 28. Tutto ok, sebbene inizi a stufarmi. Falsopiano, discesa. Continuo ad apprezzare il fatto che da un po’ non ho più fatto grandi casini in discesa, e neanche qui ne faccio. Arrivata a 3 km inizio a spingere, e mi viene benone, tanto che negli ultimi 500 metri mi pare di averne recuperati altri 3 o 4. Arrivata al traguardo solita intervista, riconosco il giornalista, l’avevo già visto al trail de l’Aigle. Resta stupito dai miei racconti, fa un mucchio di domande, il suo reportage apparirà sul Dauphiné Libéré.
Fine.
Cosa mi resta però di questa giornata? La soddisfazione di avere fatto comunque una buona gara, pur senza l’entusiasmo che ho messo nelle precedenti. Forse ora mi serve una pausa.
La cosa in assoluto più bella? Stavamo andando alla macchina e sono passati i Donzel del Nivolet insieme a Maud Gobert: lei è venuta da me per complimentarsi per oggi e per il Gypaete, e mentre lo faceva Renato, che era al telefono con me ha potuto sentirlo dal vivo.

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