AbbotsWay – CAMPIONATO ITALIANO TRAIL LUNGO

L’ABBOTSWAY IL N.1 E LA MEDAGLIA D’ORO

L’avventura dell’Abbots si può dire che sia iniziata al ritiro pettorali. Al mio nome corrisponde il numero UNO. Elio mi aveva detto che avrebbe voluto darlo a me l’uno, ma non pensavo che avrebbe davvero potuto farlo.
Devo riconoscere che mi ha fatto un certo effetto, cavolo, il numero uno alla gara tricolore. Ok penso, vediamo di fare onore al numero uno.
Questa volta non farò errori, non mi lascerò influenzare da nulla. In verità ci potrebbero essere i presupposti per combinare casino, per farsi prendere dall’ansia, ma non succederà più come alla Bericus, questa volta so cosa fare. Questa volta andrà diversamente.
L’unica cosa su cui con Renato scegliamo di concentrarci è impostare un ritmo che sia il MIO, indipendentemente dal risultato che può dare in prima battuta. Voglio mettermi su un regime che mi faccia stare bene, senza guardarmi intorno, senza perdermi in congetture inutili. Così è, e il ritmo mi fa arrivare al primo ristoro bella rilassata, con una corsa agile e che mi fa star bene. Renato si presenta con fragole, yogurt, composta di mele, insomma, la mia benzina. E tutto va bene, mi rilassa fare il pezzo di transizione chiacchierando con lui. Attacco una salita dopo averlo salutato, lo rivedrò tra 30 km, a Bardi. Quando il suo messaggio mi informa sui riscontri cronometrici resto tranquilla, continuiamo così penso. Quando si può spingere si spinge, poi ogni tanto calmo un po’ il ritmo per non rischiare di mettermi in surregime. Arrivo a Bardi, sto ancora bene, anche se mi sembra di salire come un chiodo dalla rampa verso il centro del paese ma Renato dice che va bene, e allora se dice così vorrà dire che può andare. Il nostro TEAM è basato sulla fiducia, il nero si chiama nero, il bianco si chiama bianco. Se dice che va bene mi fido. Passiamo Bardi, altra salita, aspetto il riscontro sul crono, non arriva mai niente. Inizio a preoccuparmi, forse non prende. Guardiamo meglio, prende. Mah.
Poi arriva la chiamata, il vantaggio è aumentato, mi sembra pazzesco. Comunque via, ancora avanti.
A un certo punto su un prato incontro Fabio Granzotto, un collega della Nazionale, che mi chiede se per me è ok fare la gara insieme. E certo che va bene, sebbene mi sembri strano che abbia utilizzato il verbo “accodarsi”. Bello fare un po’ di strada con qualcuno, l’idea piace parecchio anche a me, quindi andiamo. Poche parole ma insieme. Arrivo a Farini, Renato che magicamente ha codificato tutto quello che ho detto da quando ci conosciamo si presenta con la PIZZA. Un sogno realizzato ricevere la pizza mentre si va, ne diamo un po’ anche a Fabio e poi via, verso gli ultimi 30 km. Lungo il fiume vediamo un arcobaleno gigante, il desiderio espresso è ovvio.
Mi accompagna ancora un pò, inizia la salita, ci salutiamo e via con l’attesa della telefonata crono. Quando dopo 50 minuti non sento nulla chiamo. Forse si è scaricato il suo telefono, forse non prende il mio, forse si è dimenticato, insomma VOGLIO sapere che cavolo è successo. Chiamo e mi dice che non si è ancora visto nessuno. Possibile? Il messaggio crono arriva infine dopo un’ora e 05.
Devo solo arrivare.
E finalmente, dopo il freddo e il vento della Sella e dopo gli ultimi e interminabili chilometri mi butto sulla discesa verso BOBBIO. Renato è contento di vedermi ancora brillante in una discesa sulla quale probabilmente solo un mese fa avrei rotolato. Ed è vero, in effetti mi sento ancora bene.
 Il ponte, le luci, arriviamo.
Il microfono parla di me, dice il mio nome, mi proclama campionessa italiana.
è fatta, ce l’abbiamo fatta.
Tutti si stupiscono un pò del crono, in effetti è un ottimo tempo, sono a 58 minuti da Stefano Ruzza e sono 6 assoluta. Questo risultato immenso è il frutto di un lavoro quotidiano fatto di piccole cose, di continui scambi di opinione anche sulle cose apparentemente più irrilevanti. Fatto di fiducia mia nel feedback che ricevo da Renato su come mi vede andare e di fiducia sua nel mio modo di gestire la preparazione, le gare/allenamento, le situazioni in generale.
Questa fiducia ha permesso di fare i piccoli passi giusti nei momenti giusti, di non forzare mai le cose, di aspettare che il mio corpo finalmente decidesse di adattarsi alla corsa smettendo di rompere le palle con fascite e magagne varie.
Ma la cosa in assoluto più importante, e più intensa, è stata la condivisione di tutti i momenti cruciali di questa gara, dal ritiro pettorali alla partenza, dal primo all’ultimo ristoro. Mi piaceva l’idea di non essere da sola, sebbene fino all’incontro con Fabio la gara l’abbia veramente fatta quasi totalmente da sola, in effetti non ho incontrato tante persone stavolta.
Cos’è cambiato con la medaglia d’oro al collo?
Tutto, perché finalmente posso dire di essere davvero riuscita a fare del mio meglio e il mio meglio è bastato. Tutto, perché credo, spero, di aver fatto vivere a Renato che mi accompagnava e a quelli come Alessandra e Luana che mi seguivano da casa una giornata magica. Tutto perché ho vissuto io stessa dei momenti veramente intensi che mi accompagneranno sempre.
Niente, perché alla fine io resto io, con o senza medaglia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...