eco di alba seconda puntata

 

 

 

 

 

Secondo tentativo, sto giro si fa, è chiaro, non pioverà nemmeno se pago la provvidenza. Questo secondo viaggio promette guai certi, perché è pur vero che io me le cerco le rogne. I piedi finalmente hanno smesso di farmi malissimo, infatti ogni tanto mi sento quasi normale, non mi sembra vero di poter camminare decentemente. Il problema è che non so che autonomia avrò, e soprattutto non mi piace il sospetto che probabilmente dopo 42 km mi ritroverò alla casella di partenza. Comunque il ritiro pettorali ce lo leviamo subito, si cerca il posto per dormire, si mangia e porco di quel puma è già mattina. Renato mi sembra leggermente ansioso, immagino sia perché è al suo debutto in una corsa di questo tipo, ma sinceramente se devo scommettere su qualcuno punto decisamente su di lui. Nei nostri “allenamenti” (in effetti è una parola grossa), me lo sono sempre trovata davanti e ho sempre arrancato per non farmi staccare. Secondo me sarà lui l’uomo del giorno.
La gara inizia, partiamo a tuono come al solito giusto per evitare presunti imbottigliamenti al 3° km dove annunciano un sentiero stretto. Renato è sempre al mio fianco, segue un bel salitone del demonio dove a me sembra quasi di tornare ai bei vecchi livelli mentre a lui sembra di tirare le cuoia da un momento all’altro. Il passo comunque è buono, arriviamo intorno al 16°. Qui come previsto la mia autonomia finisce e inizia un calvario, non tengo più il passo e inizio a prendere in considerazione il ritiro alla mezza. Renato per fortuna continua la sua missione, lo vedo sempre davanti, con la sua maglia azzurra, l’unico pensiero che ho è che non si giri, che non rallenti per aspettarmi. I km passano e arriviamo al bivio della mezza dove lui si getterà sul traguardo dopo aver perso almeno un minuto per aspettare me. Sono contentissima, so che approssimativamente ha chiuso nel tempo che avevo predetto. I km successivi per me sono uno strazio, tanto che la macchina dell’organizzazione mi chiede se sto bene e no, non sto bene per niente ma non si molla. Merda, mi sono di nuovo giocata i piedi vorrai mica che mi fermi qui. Arrivata ai soliti 500m dal traguardo l’unica cosa che voglio è camminare, per non dire sedermi, ed è lì che mi supera Carmela. Se non ci fosse stato Renato a farmi correre fino alla fine credo che avrei potuto anche farlo. Insomma, terzo posto più che perfetto, ero venuta più che altro per verificare se fossi ancora in grado di sopportare 42km e ne esco soddisfatta per 2 motivi: 1 che il mio tempo su maratona piatta di Ginevra l’anno scorso dopo 10 giorni da runner era di 3 ore 29, quindi mettercene 3.31 con 800m di dislivello e una condizione di forma agghiacciante mi pare buono. 2 che sono riuscita veramente a infischiarmene del risultato, ho lavorato sulla tenuta mentale contro il ritiro e sono riuscita nell’intento. Facciamo progressi.
Ma la vera felicità della giornata resta la prestazione di Renato, che alla fine è arrivato 5° di categoria e spero si sia reso finalmente conto del margine che ha. Sono felice per lui perché ha superato le sue paure, ha espresso sempre una corsa elegante, non è andato mai eccessivamente in affanno e spero si sia convinto che la mia fiducia in lui è ben riposta.

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